Legambiente Otranto

Presentato il Rapporto Ecomafia 2009

Data: 09/05/2009


Categoria: Ambiente e territorio


Un business di 20,5 miliardi di euro per 25.776 ecoreati accertati, in Italia l'Ecomafia non conosce crisi. 31 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, come una montagna alta 3.100 metri, spariti nel nulla; 28mila nuove case abusive e 258 clan censiti. Questi alcuni dei dati del rapporto Ecomafia 2009, l'edizione dei record del dossier di Legambiente sulla criminalità ambientale.

La Puglia resta sul podio:
al primo posto per il racket degli animali e al secondo posto per il ciclo illegale dei rifiuti. Crescono in Puglia anche le aggressioni al patrimonio archeologico e le agromafie, 25.766 ecoreati accertati nel 2008, quasi 71 al giorno, 3 ogni ora. Circa metà dei quali (più del 48%) si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia). Aumentano gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 e i sequestri dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno. Diminuiscono significativamente gli incendi boschivi che nel 2008 sono stati 7.245 (2.810 in meno rispetto all’anno precedente). Il 2008 è l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro, contro i 4,5 del 2007. I reati commessi sul fronte rifiuti, nel 2008 sono stati 3.911, quasi il 38% dei quali nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa; sono state denunciate 4.591 persone e sono stati effettuati 2.406 sequestri. Ma, soprattutto, ben 137 persone sono finite in manette. A testimonianza della crescita del business inoltre, aumentano i Paesi coinvolti nei traffici internazionali di rifiuti, passati da 10 a 13, tra nazioni europee (5), asiatiche (5) e africane (3). Di grande rilievo è il lavoro svolto dall’Agenzia delle Dogane con 4.800 tonnellate di rifiuti sequestrate, sei volte il quantitativo intercettato nel 2007. Rifiuti speciali e pericolosi, destinati ad alimentare le rotte di un traffico illecito prevalentemente verso l’Africa e il Sudest asiatico, grazie ai quali l’Organizzazione mondiale delle dogane ha deciso di inserire il traffico transfrontaliero di rifiuti tra le priorità delle amministrazioni doganali per il 2009. La montagna di rifiuti speciali (31 milioni di tonnellate) spariti nel nulla secondo l’ultimo censimento disponibile (anno 2006) è la più alta di sempre: 3.100 metri con una base di tre ettari, quasi quanto l’Etna. Anche l’abusivismo edilizio non conosce tregua: 28 mila nuove case illegali e un’infinità di reati urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio. E poi il saccheggio del patrimonio archeologico, idrico, agricolo e faunistico. Tutto per un giro d’affari complessivo di 20,5 miliardi di euro, un miliardo e mezzo in più rispetto al 2007: questo l’incasso totale dell’ecomafia, di quei 258 clan censiti da Legambiente nel 2008 (19 in più rispetto al 2007), che hanno continuato a fare affari e guadagnare enormi cifre alla faccia della crisi economica in atto. La Campania è la regione che guida la classifica dell’illegalità ambientale nel 2008, posizione che ricopre ininterrottamente dal 1994. Questi gli impressionanti numeri dell’Italia sfregiata dal malaffare nella foto puntuale del Rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, presentato oggi a Bari nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia e Guglielmo Minervini, Assessore alla Trasparenza e alla Cittadinanza Attiva della Regione Puglia. Nella classifica dell’illegalità ambientale la Puglia scende dal podio passando dal terzo al quarto posto con 2.374 infrazioni accertate, 2.008 persone denunciate, 20 arrestate e 1.242 sequestri effettuati. “Sul fronte del ciclo illegale dei rifiuti, la nostra regione –dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia– peggiora passando al secondo posto in classifica con 355 infrazioni accertate, 15 arresti, 416 persone denunciate e 271 sequestri. I numeri confermano che i controlli ci sono ma purtroppo c’è chi pensa di lucrare a danno della salute dei cittadini e del territorio e di farla pure franca. Le operazioni Rabbit, Veleno e Black River confermano il foggiano terra in cui prolifera il business delle ecomafie”. In Puglia, dal 2002 ad oggi, ci sono state ben 25 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 20,7% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale. In 12 di queste la Puglia è stata la regione di partenza dei traffici, nelle altre 13 regione di transito. L’operazione Black River, messa a segno dai Carabinieri del Noe di Bari il 4 giugno 2008, ha portato alla luce una discarica abusiva di 500 mila tonnellate di rifiuti speciali e pericolosi nei pressi del torrente Cervaro, in agro del Comune di Castelluccio grande quanto otto campi di calcio e alta come un palazzo di dieci piani. In Puglia, l’anno scorso, sono state numerose le operazione portate a segno dalle forze dell’ordine ed in particolare dai Carabinieri del Noe e dalla Guardia di Finanza in Provincia di Brindisi, Bari e di Taranto. Le operazioni hanno sgominato l’utilizzo di cave riempite con rifiuti di ogni genere e casi di sversamento di rifiuti nei terreni agricoli. Inoltre, e non è certo una novità, la Puglia rimane la porta d’ingresso o uscita per i traffici internazionali di rifiuti, come dimostrano i sequestri effettuati al porto di Bari e Taranto.
Nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia quest’anno scende dal podio e si piazza al quinto posto con 567 infrazioni, 746 persone denunciate e 276 sequestri. Due posizioni in meno anche se non si placa la fame della “banda del mattone”, allettata da 800 chilometri di coste fatte di spiagge, dune, macchia mediterranea, promontori e pareti rocciose. Un patrimonio tanto bello quanto a rischio e difficile da tutelare. Non a caso molti dei reati legati alle normative paesaggistiche e urbanistiche scoperti nella nostra regione sono stati accertati lungo le coste. Dal Salento al Gargano, le forze dell’ordine sono intervenute contro le centinaia di manufatti che devastano la costa pugliese, tra alberghi senza permessi, ville sulla spiaggia, camping in riserve naturali, stabilimenti balneari fuorilegge, approdi abusivi e addirittura centri commerciali.
“La novità -continua Tarantini- arriva dal fronte del racket degli animali, ossia corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di cuccioli di cani e di fauna esotica, macellazione clandestina, bracconaggio e pesca di frodo. Infatti, la Puglia nella classifica si piazza al primo posto con 446 infrazioni accertate, 392 fra persone denunciate e arrestate e 427 sequstri effettuati”. Al borsino del racket degli animali scendono le quotazioni dei combattimenti tra cani, restano stabili le corse clandestine di cavalli mentre cresce il traffico di cuccioli di cani di razza scoperto a Bari nell’ottobre scorso dalla Guardia di Finanza. Sul fronte dell’archeomafia, l’aggressione criminale al patrimonio artistico e archeologico, la Puglia sale in classifica e dal 16° posto si piazza al 12° con 22 furti. Diverse le operazioni dei Carabinieri e della Guardia di Finanzia in Provincia di Foggia, Brindisi e Bari per la tutela del patrimonio culturale, che hanno permesso il recupero di numerosi reperti archeologici e portato alla denuncia di diversi tombaroli. La Puglia non è immune neanche dalle agromafie che in Italia fatturano 10 miliardi di euro annui (dati CIA) e comprendono macellazioni clandestine e commercio di carni prive di controlli sanitari, caporalato, percezioni indebite di finanziamenti a danno della Comunità Europea, furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato e danneggiamento alle colture. Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, in Puglia si registrano frequenti episodi di danneggiamento dei tendoni dei vigneti. È quello che viene definito il “racket dei tendoni” di cui si registrano diversi episodi nel Sud-Est barese ma anche a Orta Nova in Provincia di Foggia.
“In una regione minacciata via terra e via mare è fondamentale che continui l’opera di controllo del territorio e di contrasto che stanno portando avanti la magistratura e le forze dell’ordine. A tal fine, è importante -conclude Tarantini- l’accordo promosso dalla Regione Puglia con Guardia di Finanza, CNR, Carabinieri del NOE, Corpo Forestale dello Stato e ARPA Puglia per creare una cabina di regia finalizzata al monitoraggio del territorio su tutte le questioni legate all’illegalità ambientale. Inoltre, occorre investire nella prevenzione e a tal proposito chiediamo al Governatore Vendola di istituire un Osservatorio Regionale Ambiente e Legalità che abbia lo specifico ruolo di monitorare il territorio su tutte le questioni legate all’illegalità ambientale e che veda coinvolti tutti gli attori locali, Regione, Province, Forze dell’Ordine e Associazioni”.
Anche quest’anno, a fine maggio, farà tappa in Puglia il No Ecomafia tour per divulgare e presentare il Rapporto Ecomafia 2009.


Autore/Fonte: Legambiente

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