Legambiente Otranto

Visite guidate

Legambiente Otranto, in collaborazione con il C.E.A. “Delle terre d’Oriente”, promuove la conoscenza del patrimonio naturalistico, artistico e monumentale italiano e in particolare della città di Otranto e del territorio salentino, attraverso adeguate visite culturali specificatamente studiate in funzione del loro significato didattico. Le visite culturali sono svolte da esperti con una lunga esperienza nella didattica per adulti e ragazzi. A richiesta, potrà essere fornito materiale didattico (documenti topografici, estratti da testi antichi, questionari…), utile per approfondire gli argomenti trattati.

Dentro le Mura

Fuori le mura

Verso Sud:

Verso Ovest:

Verso Nord:

DENTRO LE MURA

Castello di Otranto

Castello Aragonese

In P.zza Castello, si erge la fortezza Aragonese che, di fatto, è opera dei viceré spagnoli. Ricostruito dopo la riconquista del 1481, sul precedente impianto normanno-svevo, il castello presentava un impianto con quattro torri cilindriche a base scarpata, collegate da possenti cortine ed è diviso dalla città da un profondo fossato. Il riassetto delle fortificazioni fu affidato all’ingegnere militare Ciro Ciri e al celebre architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini.
Al 1578, su progetto degli architetti Scipione Campi e Paduan Schiero e sotto la direzione dei lavori dell’ingegnere militare Tribuzio Spannocchi commissionati da Don Pedro da Toledo, risale il baluardo a punta di lancia che si protende verso il mare in direzione del porto (nord-est), che ingloba nella sua struttura una superstite torre medievale (per tale motivo, oggi sono visibili solo tre delle quattro torri). Frutto delle moderne tecniche di difesa, il puntone aveva lo scopo di proteggere i fianchi del castello. L’ingresso è sormontato dallo stemma imperiale di Carlo V d’Asburgo; si distinguono, inoltre, i blasoni di Don Pedro da Toledo e di Antonio De Mendoza. All’interno si apre un cortile dal quale, attraverso una scalinata, si accede ai piani superiori e ai camminamenti di ronda. Il piano di fortificazione interessò anche la città vecchia che fu munita di torri e mura per la difesa da un eventuale attacco portato da terra.

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Cattedrale

Cattedrale

Per meglio comprendere il dramma vissuto da Otranto, è indispensabile una visita alla cattedrale, che fu devastata dai Turchi, dove si trova una parte dei resti degli 800 Martiri che furono decapitati sul Colle della Minerva.
Su Piazza Basilica si eleva la facciata della Cattedrale (1088) che costituisce uno dei più grandi monumenti del Romanico pugliese. Il rosone posto nel Quattrocento al centro della facciata, di stile gotico-arabo, sovrasta il portale seicentesco. All’interno le tre navate sono scandite da quattordici colonne di granito sormontate da capitelli romanici; alcune pitture parietali testimoniano l’influsso bizantino ancora importante all’epoca della costruzione. Al di sotto dell’abside è la vasta cripta (il primo esempio in terra pugliese di cripta ad oratorio), il cui soffitto è sostenuto da 68 colonne con capitelli svariatissimi, classici e bizantini; le colonne sono collegate da volte a crociera e sulle pareti si possono osservare pitture bizantine. Il pavimento della chiesa è ricoperto da un grandioso mosaico (opus tessellatum), l’unico esemplare del genere superstite nel Mezzogiorno. Compiuto nel 1165, si sviluppa per l’intera dimensione della chiesa attraverso tre alberi allegorici che occupano la navata centrale e parte delle navate laterali: sono chiamati “alberi della vita” ed esprimono una sorta di “enciclopedia” religiosa e allegorica. Sono rappresentati temi delle Sacre Scritture, allegorie di bestiari, dei mesi dell’anno, di Atlante che sostiene sulle spalle il globo terrestre; vi sono comprese rappresentazioni popolari e fantastiche del ciclo classico e bretone, il tutto in una sintesi di temi culturali greci, bizantini e normanni. La narrazione longitudinale è interrotta in senso trasversale da tre iscrizioni che celebrano la memoria del committente, l’arcivescovo Gionata, quello dell’artefice, il monaco Pantaleone, e del monarca in carica, il re normanno Guglielmo I, indicando gli anni occorsi al compimento dell’opera: 1163-1165.
L’edificio subì notevoli danni durante la guerra di Otranto nel 1480. Si racconta che i Turchi avessero trasformato la Chiesa in stalla e che i cavalli scalpitavano sul Mosaico di Pantaleone. Nulla conferma tale racconto, si sa per certo invece che i danni maggiori l’edificio li subì al momento della liberazione: le cannonate delle armate di Alfonso d’Aragona demolirono la facciata e arrecarono danni gravissimi alle pareti laterali, mentre rimase intatta gran parte del mosaico pavimentale. Nei restauri si impegnò l’arcivescovo Serafino da Squillace (1481-1514) che avviò i lavori di ristrutturazione degli esterni: appartiene a quell’epoca il rosone della facciata e il portale rinascimentale, aperto sul fianco nord della cattedrale.
Le trasformazioni più radicali si ebbero però in età barocca. Fu allora che le capriate scomparvero alla vista, nascoste da un più sontuoso soffitto a cassettoni. Fu alzato l’arco trionfale e abbattute le absidi laterali sostituendole con le Cappelle dei Martiri e del Sacramento.

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Edicola Bizantina di S. Pietro

Basilica di S. Pietro

Da Piazza del Popolo, salendo a sinistra per via Scupoli, in fondo ad un vicolo trasversale sulla destra si intravede improvvisamente la piccola basilica bizantina di S. Pietro (sec. X). Il suo volume, occupando un vuoto nel tessuto edilizio medievale, genera uno spazio anulare che invita ad un percorso circolare intorno al monumento senza definire una piazza. La basilica ha caratteri di esemplarità tipologica. L’impianto è a croce greca; all’interno vi sono otto colonne a capitelli prismatici appena smussati e decorati, così come le pareti, da affreschi di stile bizantino datati dal X al XII secolo . L’ingresso, che doveva essere originariamente preceduto da un portico, si apre in direzione ovest. Le tre absidi semicircolari sporgono all’esterno con i loro volumi cilindrici.
Incastonata nel cuore della città storica, con le piccole finestre che guardano ad Oriente raccogliendone i primi raggi, la piccola basilica fu modello per molti luoghi di culto ipogei del Salento e della Puglia.
Mentre la Cattedrale rappresenta la cristianità salentina, la Basilica è la testimonianza delle origini bizantine di questo popolo.

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Bastioni

Porta Alfonsina

Si entra nella città murata attraverso la Porta Alfonsina, opera di architettura militare voluta da Alfonso d’Aragona, che fece costruire alcune torri della cinta muraria, in particolare la Duchessa, la Ippolitae la torre sud-ovest del Castello (Torre Mastra). Attraverso la porta Alfonsina si penetra all’interno della cinta muraria e, proseguendo per Corso Garibaldi e Piazza del Popolo si giunge a Porta a Mare, simbolicamente chiusa con la costruzione di una chiesetta (Chiesa dell’Immacolata) dopo la liberazione dall’assedio turco e, successivamente, riaperta consente di raggiungere immediatamente il porto. Percorrendo una stradina in salita si giunge sui Bastioni Pelasgi, nei quali è inserita la Torrematta, da qui è possibile osservare la configurazione del porto, inserito in una insenatura naturale.

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FUORI LE MURA - Verso sud

Valle delle Memorie

La Valle delle Memorie è un’ampia vallata definita dal Monte Serro e dal Monte Lauro, disegnata da orti e giardini.
Su una lieve ondulazione del terreno si innalza la Masseria di Torre Pinta e sulle pareti rocciose che circondano la valle si aprono numerose cellette isolate o disposte in piccoli gruppi.
Le grotte della Valle delle Memorie, in particolare, sono state scavate dall’uomo nella roccia tufacea, probabilmente dai siculi, successivamente, dai messapi (periodo pre-romano) ed infine, nel XV sec. dai monaci basiliani e dalle comunità rurali dipendenti dal vicino Monastero di San Nicola di Casole.
Queste grotticelle pare servissero come sepolcro, non per un solo defunto ma per un’intera famiglia. Venivano chiuse con grandi e robusti lastroni esattamente addossati perché come dice lo Zend Avesta: “Né il cane, né il lupo, né l’uccello, né il vento, né la mosca avessero a turbare il sonno di coloro che più non erano.”

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Ipogeo di Torre Pinta

Ipogeo di Torre Pinta

L’ipogeo, anch’esso d’epoca pre-cristiana, è formato da un corridoio lungo 33 m. coperto da volta a botte che immette ad un vano a pianta circolare, aperto superiormente e sormontato da una torre colombaia cilindrica, di epoca più recente.
Il lungo corridoio (dromos) ed il vano circolare, dal quale si diramano a raggiera tre locali coperti a botte, presentano una serie di piccole nicchie.
La presenza di un piccolo locale a pianta circolare scavato all’inizio del corridoio, sulla destra, e le tracce di altri aggrottamenti, posti ai lati dell’ingresso all’ipogeo, suggeriscono l’ipotesi che la struttura fosse, in origine, più complessa.

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Cripta di S. Nicola

Valle delle Memorie, cripta di S. Nicola

Nelle vicinanze di Torre Pinta si trova la Cripta di S. Nicola.
Si accede da tre ampi ingressi frontali e da uno laterale; il tutto coperto da una fitta vegetazione. Di fianco la presenza di un muro megalitico fa pensare ad un insediamento molto antico.
Quello di cui si è certi è che l’intera vallata fu abitata da una comunità rurale dipendente dal vicino Monastero di San Nicola di Casole.

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Torre del Serpe

Torre del Serpe

In origine, antico fanale ad olio sul Canale d’Otranto. Durante il periodo svevo, ai tempi di Federico II, il vecchio faro fu restaurato e, forse in quell’occasione, trasformato in torre.
Non c’è racconto o immagine antica e moderna di Otranto che non dica di “lei”. Da secoli la sua immagine è salda e forte nello stemma di città.
Maria Corti scriveva: “Sulla torre viveva un serpe; in una notte di …”.

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Masseria dell’Orte

Masserie dell'Orte

Come tutte le torri da queste parti, in Salento più che altrove in Terra di Puglia, anche quella dell’Orte è una Torre che comunica. Comunicava visivamente con la Torre del Serpe a nord e con la Torre della Palascia, ora scomparsa, a sud.
I lavori per la costruzione ebbero inizio nel 1565. Un capitano torriero la custodiva ancora sul finire del settecento. Fu del tutto abbandonata nel 1842 perdendo così la sua funzione militare.
Nella Masseria che le sorse intorno, essa “trovò” altre funzioni da svolgere, in relazione alle attività agricole e di allevamento.

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Laghetto Verde (Cava di bauxite)

Zona Le Orte

Quando improvvisamente la terra diventa rossa sotto i nostri piedi e le suole scivolano su numerosissimi piccoli noduli rosso-grigi e rotondi, e la roccia si fa tenera e friabile, si sa di essere ormai vicinissimi alla Cava di Bauxite.
La sorpresa è nel trovarsi di fronte ad un laghetto sulla cui sponda affiorano giunchi e canne acquatiche, e in tutta tranquillità nuotano a riva i girini, in attesa del prossimo sviluppo della loro vita di rane.
Il laghetto rappresenta una esigua falda freatica sospesa, drenante i depositi permeabili dell’area circostante. Il fondo impermeabile è costituito dalla stessa bauxite mista a terra rossa. Il livello freatico si mantiene più o meno costante nel periodo autunno – primavera, per abbassarsi in estate.

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S. NICOLA DI CASOLE

S. Nicola di Casole

I resti dell'Abbazia di S. Nicola di Casole si trovano a un km e mezzo dal centro di Otranto. All'antico cenobio basiliano (sec. XII) distrutto dai turchi nel 1480, si arriva percorrendo la litoranea per Santa Maria di Leuca. Il convento fu fondato nel 1099 per volere di Boemondo I, principe di Antiochia e di Taranto; e questa data coincide con quella della fondazione della Cattedrale, anch’essa operata dai normanni. Oggi poco rimane di quello che è stato un grandioso monumento, oltre che un centro di cultura preziosissimo, i cui manoscritti sono conservati nei più importanti musei del mondo. La presenza monastica in Otranto fu rafforzata dall'arrivo di monaci al seguito dell'esercito di Bellisario (535-553), che s'ispiravano all'insegnamento di S. Basilio ed erano dunque la radice di quello che sarebbe diventato il monachesimo italo-greco.

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Masseria di cippano

Masseria di Cippano

Situata sulla litoranea Otranto – Badisco, di fronte alla Torre S. Emiliano, la Masseria domina la campagna intorno e guarda verso il mare.
Il suo nucleo originario risale alla seconda metà del ‘500. Il complesso rurale è costituito da corti e capanne disposti intorno ad una torre alta circa 15 m. Una cisterna raccoglieva le acque piovane attraverso un sistema di canali. Nei pressi, una piccola chiesa (ormai “denudata”) della fine del ‘700, tempo in cui l’economia delle campagne salentine registrava un incremento dell’allevamento e della produzione di lana rispetto alla tradizionale cerealicoltura (produzione di fagioli, piselli, tolica, granturco, ecc.).

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FARO DI PALASCIA (litoranea Otranto - Porto Badisco)

Faro di Palascia

Posizionata alta, sulla scogliera (falesia) dove in basso oggi vi è il vecchio faro, presente in tutte le carte nautiche fino al secolo scorso, sorgeva un tempo una torre vedetta: la Torre di Palascia, dal nome di un antico santo albanese (come vorrebbe una tradizione del luogo) oppure derivante dal greco Panaghia (Madonna). Era una piccola costruzione rotonda, simile alle altre torri fatte sorgere a guardia della costa alla fine del 1400 a difesa delle incursioni dei turchi. Nel 1569 nell’elenco delle torri del viceré di Spagna essa risultava perfettamente agibile. Fu abbandonata nel 1842 ed oggi non ve ne restano più tracce. Quella torre trasmise però la sua eredità ad un faro, il quale ne porta il nome. Il faro fu attivato nel 1857. Non dovendo avere, come invece la torre, alcun rapporto con la terra, ma solo comunicare con i naviganti in mare, il faro non ne prese esattamente il posto; sorse invece più giù, su uno spuntone di scogliera. Il faro termina la sua attività alla fine degli anni ’70. Recentemente il Comune di Otranto ne ha previsto la ristrutturazione attraverso fondi europei.

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TORRE S. EMILIANO

Torre S. Emiliano

Essa si innalza su uno sperone alto e roccioso della costa, dominando un vasto panorama, e rappresenta la prima torre della serie piccola a sud di Otranto, che è realizzata con pietrame non regolare nel XVI sec, ha una base troncoconica con lieve scarpa e misura 9 metri di diametro. Attualmente questa torre è in cattivo stato di conservazione, ha ancora una porta di accesso e comunica visivamente con il faro di Capo di Otranto a nord e con la torre di Porto Badisco a sud. Era una torre non armata e svolgeva una funzione di avvistamento e di sentinella, attraverso l'utilizzo di una serie codificata di segnali. In genere le torri denominate con nomi di santo testimoniano l'esistenza, nelle loro immediate vicinanze, di una chiesetta o di un casale omonimo: ed è il caso pure della torre di Santo Emiliano, sorta in prossimità del luogo dove esisteva una grancia del monastero basiliano di S.Nicola di Casole.

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PORTO BADISCO

Porto Badisco

Anche qui una torre, costruita nel 1567 ed ora distrutta, faceva da sentinella al porticciolo in cui confluivano alcuni dei ruscelli che solcavano il territorio di Badisco, un tempo rivestito di uliveti.
Secondo Virgilio, Enea nel suo viaggio approdò a Badisco.

Ma questo breve tratto di costa salentina è noto in tutto il mondo grazie alla Grotta dei Cervi scoperta nel 1970. La Grotta è una cavità naturale, alla quale sono collegati diversi cunicoli, di grande interesse preistorico (neolitico). Gli antichi abitanti del posto ci hanno lasciato pitture e pittogrammi a tinta scura o rossa rappresentanti animali, uomini, figure astratte, scene di caccia. La Grotta non è visitabile a causa del delicatissimo ecosistema che per millenni ne ha permesso la conservazione.

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FUORI LE MURA - Verso ovest

VALLE DELL’IDRO

Otranto,  Valle dell’Idro, colombaia

La Valle dell’Idro, zona paludosa sino ai primi decenni del ‘900, conserva ed offre un ricco patrimonio storico e naturalistico. Sede del fiume Idro, da cui prende il nome la stessa valle e la città di Otranto (Hydruntum).
Dalle alture di Monte Sant’Angelo, così denominato da una grotta bizantina dedicata a Sant’Angelo, il fiume Idro, frutto dell’incontro dei canali principali Carlo Magno e Bollato, scende tortuoso e si riversa in mare nella baia di Otranto.
Clima salubre, terreno fertile e pieno di fonti, sempre verde perché cosparso di lauro, mirto, timo, olivi ed agrumi. Un sito privilegiato, quindi, dove l’insediamento ha certamente origini remote, come nella vicina Valle delle Memorie.
Dal Monte Sant’Angelo (49 m s.l.m.) alle pareti del Monte Le Piccioniere, dal Monte Carlo Magno e dal Monte Lauro Vecchio, il percorso del fiume Idro può essere definito l’itinerario della civiltà rupestre.
Seguendo il sentiero che costeggia il fiume sulla fiancata nord della vallata (Monte le Picconiere), nei pressi della Masseria S. Barbara, ci attende una sorpresa: un tratto di muro megalitico, con conci di calcare tenero sembra a prima vista un semplice muro di recinzione, ma se guardiamo attentamente potremo scorgere su quelle superfici rugose e piene di licheni una serie di graffiti raffiguranti velieri e navi di forme diverse.
Santa Barbara, Santa Elena ed altri santi orientali, sono raffigurati nella Chiesa Madre di Corigliano d’Otranto.
Un’invocazione in griko recita:
“Santa Barbara de cità (Santa Barbara di città)
isu rechi, isu vrontà (tu fai piovere, tu fai tuonare)
i fonissu n’acustì (che la tua voce sia ascoltata)
pùpeti damo n’achetti” (che in nessun luogo ci sia danno).

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FUORI LE MURA - Verso nord

Costa Nord (Mass. Cerra, Mulino dell’Acqua, Mass. Murrune)

Otranto, Masseria Cerra

Il tratto di costa, proseguendo verso nord di Otranto, è caratterizzato da una scogliera calcareo-argillosa medio-alta, interrotta da insenature, piccoli arenili, baie e grotte. La più nota, da queste parti, è la “Grotta Monaca”: grotta marina naturale contenente alcune formazioni calcaree. Vi si accede da mare oppure da uno stretto cunicolo a destra dell’ingresso della grotta. E’ così denominata, da lungo tempo, per una roccia interna la cui forma ricorda una donna velata, ma anche dalla presenza, in passato, della foca monaca. La friabilità delle rocce, gli agenti atmosferici, l’azione erosiva del mare nonché i lenti sussulti costieri dei secoli hanno dato origine a spettacolari insenature e baie di alto valore naturalistico e paesaggistico: la cala di “S. Pietro dei Canali”, in località “Cerra” che prende il nome dall’omonima masseria, la baia del “Mulino dell’Acqua”, il costone roccioso del “Murrune”, ecc.

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Laghi Alimini (Fontanelle, “Lu Strittu”, Lago Grande)

 Otranto, Alimini Grande

Visti dall'alto i Laghi Alimini sono due specchi d'acqua di forma allungata il cui asse principale corre parallelo alla linea di costa, estendendosi da nord a sud. Il collegamento con il mare consente lo sfruttamento economico del bacino maggiore come allevamento ittico, ma ne condiziona il corredo botanico: la vegetazione è prevalentemente alofila, o aloresistente, caratterizzata dalla cannuccia di palude nella fascia più interna, sostituita più esternamente da un fitto popolamento di falasco e carice ispida.
Alimini Grande è circondato quasi completamente da una corona rocciosa tranne un vasto tratto settentrionale detto Palude Traugnano, che costituisce una delle due stazioni pugliesi in cui si è segnalata la presenza della rarissima periploca graeca. La parte nord del rilievo è coltivata e appare brulla e tempestata di "specchie", segno di un'intensa opera di spietramento. Più a sud, il lato occidentale è stato oggetto del rimboschimento operato negli anni '50 ed attualmente è destinato riserva faunistico-venatoria, seria ipoteca per uno sviluppo delle vocazioni naturalistiche e turistiche dell'area. La parte sud-orientale, oggi oasi di protezione, è anch'essa caratterizzata da una fitta vegetazione composta dalle essenze tipiche della macchia mediterranea. Qui si notano zone dominate dalla rara erica pugliese, specie arbustiva esclusiva, in Italia, delle coste salentine, e distribuita ad oriente in Yugoslavia, Albania, Grecia fino alla Turchia. Verso sud, Alimini Grande si restringe a mo' di imbuto fino a collegarsi, sotto forma di canale (Lu Strittu), al lago Fontanelle (Alimini Piccolo).
Qui il paesaggio è diverso. I rilievi osservati più a nord vanno via via attenuandosi. Un modesto rilievo roccioso costeggia il lago solo nella sua parte più vicina ad Alimini Grande; in questo costone si aprono alcune grotte o, meglio, dei ripari sottoroccia frequentati dall'uomo in tempi preistorici. Fontanelle è oggi interamente circondato da vegetazione palustre, con un canneto ben più fitto di quello presente su Alimini Grande. Le sue acque sono dolci e ospitano pertanto un tipo di flora e fauna completamente diverso. Nel secolo scorso vi era segnalata la presenza di ninfea bianca, oggi localmente estinta, mentre sono ancora presenti specie rarissime come l' orchidea di palude (Orchis palustris), la castagna d'acqua (Trapa natans), l'erba vescica (Utricularia vulgaris).
La castagna d'acqua è una specie palustre in via di estinzione in Italia, facilmente riconoscibile per i grossi frutti di forma e dimensioni simili alle castagne, ma dotati di aculei che servono ad ancorare il frutto al fondale fangoso. Tale specie, usata come alimento, e forse anche coltivata dalle popolazioni del Paleolitico, raggiunse la massima diffusione nel 5000 a.C.
L'erba vescica è l'unica pianta carnivora della flora pugliese; è dotata di minuscole ciglia che si muovono nell'acqua e che appena toccate da piccoli crostacei o insetti acquatici fanno aprire di scatto delle vesciche, che creando un risucchio aspirano le prede al loro interno.
La parte orientale, o meglio la fascia tra la strada ed il lago, è ordinatamente suddivisa in regolari appezzamenti separati da filari di alti cipressi, che stanno ad indicare i limiti dei poderi assegnati negli anni '50 dalla riforma fondiaria. La parte occidentale è al contrario brulla e presenta una vegetazione prettamente erbacea fino alla Sorgente “Culacchio”.

Come si intuisce, la grande diversità degli ambienti rende i Laghi Alimini un luogo peculiare per il naturalista. La zona è situata sulle rotte migratorie dell'avifauna, in transito verso le coste adriatiche settentrionali. I vincoli di protezione, che per ora coprono purtroppo solo una parte del comprensorio, hanno portato enormi benefici. Si è assistito, negli ultimi anni, ad un incremento della quantità e della varietà di uccelli acquatici, sia svernanti che di passo: folaghe, moriglioni, germani reali ed altri anatidi frequentano le diverse zone dei laghi con punte di oltre 1500 individui contemporaneamente presenti. L'ambiente è favorevole alla presenza dei cormorani, degli aironi e dei gabbiani, che trovano nutrimento nelle acque ricche di pesci di Alimini Grande; si ha testimonianza, in periodi non lontani, della nidificazione del falco pescatore, splendido rapace che in Italia è ormai solo di passaggio e che ancora è possibile osservare in volo sui Laghi.
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